L’isola dei rifiuti nel Pacifico cresce sempre di più

L’isola dei rifiuti nel Pacifico cresce sempre di più

Nel Pacifico c’è l’isola dei rifiuti che di anno in anno diventa sempre più grande. Questo significa che se riteniamo la questione dei rifiuti come un argomento che riguarda soltanto la dimensione domestica o al massimo l’emergenza rifiuti di Roma ci sbagliamo di grosso. La necessità che di rifiuti ci se ne occupi in maniera sempre più seria e qualificata è più che mai attuale, con la conseguente priorità che siano soltanto ditte specializzate nel settore a gestire i rifiuti e tutte le implicazioni, come nel caso di Nieco, un’impresa che offre moltissimi servizi consultabili anche sul sito web Nieco.it.

L’isola della spazzatura, che cos’è

L’isola nel Pacifico è un’accozzaglia indistinta di rifiuti galleggianti e pesa poco meno di 80.000 tonnellate. È formata da quasi 2000 miliardi di detriti, costituiti soprattutto da plastica, in particolare da microplastica, estremamente pericolosa per i pesci perché facilmente ingeribile. L’isola si trova esattamente tra la California e le Hawaii ed è tristemente conosciuta in tutto il mondo come “Great Pacific Garbage Patch” ovvero l’immensa isola di spazzatura. Un’indagine pubblicata sulla rivista scientifica "Nature" sottolinea che questa realtà sia molto più pericolosa di quanto previsto, data la crescita costante e imponente delle dimensioni dell’isola. Plastica, sacchetti, detriti, frammenti che un tempo erano bottiglie o contenitori o anche coperchi e cavi e reti da pesca, accumulatesi nell’oceano dopo essere stati trasportati dalle varie correnti negli ultimi decenni.

I danni della microplastica

In particolare, è la microplastica uno dei materiali più dannosi per il mare perché è facilmente ingeribile dalla fauna marina e rappresenta quasi il 10% della plastica presente in acqua e quasi il 95% dell’isola, visto che anche i rifiuti originariamente più grande con il tempo e con l’azione di pesci e acqua, tendono a frammentarsi in elementi sempre più microscopici, come, appunto la cosiddetta microplastica. È come se, insomma, avvenisse un deterioramento progressivo dei rifiuti che man mano si compattano formando, appunto, la famosa isola di spazzatura. Pensiamo che se nei lontani anni Settanta questi materiali pesavano neppure mezzo chilo per chilometro quadrato, tre anni fa raggiungevano quasi il chilo e mezzo. L’isola, tuttavia, rappresenta soltanto la parte più evidente e sotto gli occhi di tutta l’opinione pubblica internazionale del più vasto problema della dispersione della plastica in acqua e in particolare nell’oceano pacifico. Ci sarebbero, infatti, alcune tipologie di plastiche, come quelle composte dal polietilene e dal polipropilene che a causa del loro spessore riescono facilmente a galleggiare proprio in quest’area.

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